Carbon Neutrality

Carbon Neutrality: Perché è importate raggiungere al più presto la neutralità carbonica

Che cosa significa essere “carbon neutral”?

Un prodotto, un servizio, un processo o un’intera Organizzazione sono carbon neutral quando si trovano in una condizione di emissioni nette di gas serra pari a zero: le emissioni complessive di gas serra sono pareggiate dalla rimozione di CO2 da parte delle aree verdi interne al sistema in esame. Nella maggior parte dei casi è l’esito finale di un processo che prevede la quantificazione, la riduzione e la compensazione delle emissioni di gas serra dovute alle attività umane svolte in un sistema produttivo o territoriale.

Quanti Paesi nel mondo sono “carbon neutral”?

In questo momento non ci sono paesi al mondo che abbiano raggiunto la carbon neutrality. L’Accordo di Parigi del 2015 ha fissato un obiettivo globale per raggiungere emissioni nette pari a zero nella seconda metà del secolo. Un numero crescente di Paesi sta traducendo l’impegno preso con la sottoscrizione dell’Accordo di Parigi, sviluppando delle strategie ambientali che puntano alla completa “decarbonizzazione” della Nazione. Molti Paesi puntano allo status di Carbon Neutrality, anche se al momento nessuno di loro lo ha già raggiunto. A scala globale, più di cento Paesi hanno aderito ad una alleanza che mira a emissioni nette pari a zero entro il 2050, obiettivo molto ambizioso che non sempre è supportato dalle azioni promosse all’interno di ogni Paese. Tra questi si ricordano: Unione Europea (UE), Giappone, Nepal, Nuova Zelanda, Panama, Sud Africa, Corea del Sud, Stati Uniti d’America (USA), Argentina, Canada, Cile e Colombia. Altri stati hanno invece fissato il target della carbon neutrality entro il 2060 (Brasile, Cina e Ucraina).

La neutralità carbonica in Europa e in Italia

L’UE ha annunciato un’accelerata nel Green Deal europeo, dichiarando di voler alzare l’obiettivo di riduzione dal 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030 ad almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Questo ambizioso obiettivo è sostenuto anche da concreti stanziamenti economici già messi in agenda per i prossimi anni: il 37% del Recovery Fund sarà infatti impiegato per gli obiettivi di contrasto del cambiamento climatico e sarà alla base dei principi che renderanno l’Europa il primo continente carbon neutral entro il 2050.

Anche l’Italia, essendo uno Stato membro dell’UE, ha i suoi obblighi da rispettare entro il 2050. A scala sub-nazionale stanno partendo numerose iniziative che puntano alla carbon neutrality di interi territori; si ricordano in tal caso le esperienze promosse dalla Provincia di Siena (già carbon neutral dal 2011), dalla Regione Toscana, dalle Province di Belluno e di Parma. Inoltre, è prevedibile che a breve molti altri territori intraprendono un percorso virtuoso verso emissioni nette pari a zero, seguendo le esperienze già attivate dalle altre amministrazioni pubbliche, come percorsi da emulare nel prossimo futuro.

L’esempio di Siena: la prima area vasta in Europa a raggiungere la neutralità carbonica

Il primo bilancio dei gas serra della Provincia di Siena (certificato secondo lo standard internazionale ISO 14064-1), riferito all’anno 2006, ha mostrato che i boschi presenti all’interno dei confini provinciali erano in grado di assorbire naturalmente il 72% delle emissioni di CO2 del territorio. Questo ha stimolato gli amministratori locali, i quali hanno attivato, parallelamente al progetto scientifico, l’iniziativa politica “Siena Carbon Free 2015”. L’intento di questa iniziativa era quello di raggiungere entro il 2015 il 100% delle emissioni assorbite localmente. Questo ambizioso risultato è stato conseguito già nel 2011 grazie ad alcune politiche messe in atto dall’amministrazione provinciale sulla scorta dei risultati dei bilanci dei gas serra certificati.

La Provincia di Siena, dal 2011, si trova nello status di Carbon Neutrality, che non vuol dire che le emissioni di gas serra generate dalle attività umane siano state eliminate, ma che sono completamente compensate dagli assorbimenti di CO2 da parte del patrimonio forestale locale. Secondo le nostre attuali conoscenze, la Provincia di Siena è la prima area vasta in Europa ad essersi dotata autonomamente di inventari dei gas serra, verificati e validati secondo la norma ISO 14064-1 da un’Agenzia per le certificazioni ambientali.

Come diventare “carbon neutral”?

Per diventare carbon neutral è necessario innanzitutto dotarsi di inventari dei gas serra attendibili, in quanto sono uno strumento in grado di mostrare le emissioni climalteranti del sistema analizzato. Dopo un’attenta analisi degli inventari dovrebbero essere identificati i settori e le attività umane con i maggiori impatti sul clima, allo scopo di individuare gli aspetti critici sui quali concentrarsi nella fase di implementazione di politiche ambientali e piani di mitigazione rivolti alla riduzione e alla compensazione delle emissioni di gas serra.

La riduzione delle emissioni è possibile grazie alla diminuzione del consumo di combustibili fossili e di energia elettrica prodotta da centrali termoelettriche tradizionali, l’implementazione di sistemi per la gestione integrata dei rifiuti e lo sviluppo di pratiche agricole/zootecniche poco intensive. Un elemento importante in questo processo virtuoso è la salvaguardia del patrimonio forestale, il quale permette la rimozione diretta della CO2 dall’atmosfera e il suo accumulo nella biomassa vegetale. 

Quali sono i vantaggi di vivere in un territorio “carbon neutral”?

Vivere in un territorio carbon neutral comporta dei doveri ma anche numerosi vantaggi. I doveri di ogni singolo cittadino, come anche quelli di tutti i portatori di interesse pubblici e privati, sono di ridurre i consumi, evitando gli sprechi di energia e materia. Il dialogo che si instaura tra il mondo scientifico, le istituzioni private e le realtà produttive incoraggia le produzioni rinnovabili e sostenibili, sviluppando un percorso virtuoso verso l’innovazione tecnologica e la creazione di nuovi posti di lavoro. Dobbiamo, infatti, considerare che molti soggetti pubblici e privati stanno manifestando sempre maggiore interesse per la tematica clima. Specifici operatori economici (si pensi, ad esempio ai settori agroalimentare e turistico) potranno sfruttare il vantaggio di operare in un territorio Carbon Neutral come elemento di marketing e di visibilità da spendere soprattutto al di fuori dei confini territoriali. Possono essere a tale proposito sviluppati dei brand, da usare come elemento pubblicitario per la promozione sul mercato di prodotti locali, allo scopo di ottenere un riscontro non solo ambientale, ma anche economico.

La sfida della neutralità carbonica per le imprese

Le misure implementate per la riduzione delle emissioni climalteranti a livello d’impresa si basano su una strategia a tre livelli: ridurre, convertire e compensare. Prima di tutto si adottano le modalità più efficaci per evitare o abbattere le emissioni che si generano durante le fasi produttive. Poi si passa ad una fornitura energetica che si basa sull’utilizzo di fonti rinnovabili. Infine, le emissioni di CO2 inevitabili dovrebbero essere compensate con l’adesione a programmi di protezione ambientale, certificati secondo i rigorosi standard internazionali.

Scegliere di puntare su una impostazione carbon neutral e su una politica a emissioni nette pari a zero ha notevoli vantaggi sia dal punto di vista del marketing che della filiera produttiva, oltre a migliorare la salute degli ecosistemi e degli esseri viventi (in particolare gli esseri umani). Nello specifico, le imprese che scelgono di seguire un tipo di conduzione che punta alla sostenibilità ambientale e che cercano di inserirla nel proprio modello di gestione otterranno un aumento dell’efficienza produttiva e, in molti casi, una riduzione dei costi.

Perché è importante raggiungere al più presto la neutralità carbonica?

Il quinto report di valutazione dell’IPCC sui cambiamenti climatici (IPCC AR5, 2014) ha definito i “tipping points”, cioè criticità dei sistemi ambientali a partire dalle quali si originano cambiamenti rapidi, significativi e irreversibili che vanno ad intaccare il sistema climatico globale. Si tratta cioè di vere e proprie soglie a carico dei diversi sistemi ambientali che, se superate, possono portare a grandi ed irreversibili sconvolgimenti, inclusi i fenomeni che portano ad una accelerazione delle emissioni di gas serra dovute a meccanismi di feedback auto-rinforzanti, con ripercussioni sul sistema climatico terrestre.

Il Rapporto IPCC afferma che il rischio di raggiungere e superare i “tipping points” climatici aumenta con l’innalzamento della temperatura terrestre, anche se i livelli precisi di riscaldamento globale sufficienti per innescare i “tipping points” di specifici sistemi naturali non sono ancora ben definiti. A tale proposito, è assolutamente necessario ridurre le emissioni di gas serra, e di conseguenza abbassare l’innalzamento della temperatura terrestre, mettendo in atto interventi rapidi ed incisivi. 

L’Agenda 2030 e la neutralità carbonica 

L’obiettivo specifico tra i 17 SDGs dell’Agenda 2030 che può riguardare la neutralità carbonica è il Goal 13 “Lotta al cambiamento climatico” strettamente connesso al Goal 7 “Energia pulita ed accessibile”. Le sfide climatiche e la transizione alle energie rinnovabili hanno, infatti, come obiettivo comune quello di abbattere le emissioni di gas serra fino al raggiungimento della neutralità e quindi di un bilancio netto tra emissioni e assorbimenti; meglio ancora se questo bilancio pendesse a favore degli assorbimenti.

Altri obiettivi parzialmente connessi e che possono vicendevolmente influenzarsi in favore di una neutralità carbonica sono il Goal 11 per città e comunità sostenibili, il Goal 12 per il miglioramento della gestione delle risorse, dei consumi e dei rifiuti, il Goal 14 per la salute degli ecosistemi marini e il Goal 15 per la salvaguardia delle foreste che insieme costituiscono i polmoni del pianeta, in grado di stoccare la CO2 nella massa vegetale, marina e terrestre. 

 

Anche tu puoi sostenere l’Alleanza Carbon Netrality Siena!

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